Davide Shorty a Real Talk

Era da qualche anno che un artista, un brano, una qualsiasi situazione musicale non mi faceva venire la cosiddetta pelle d’oca.

Ecco, oggi è successo! È uscito un nuovo episodio di Real Talk e stavolta l’ospite è Davide Shorty, il mio artista italiano preferito in assoluto.

Vi metto qui sotto l’episodio completo che si trova sul canale YouTube di Real Talk.

Star in this party, il nuovo singolo dei Ridillo

È “Star in this party”(Cosmica/ed. Freecom Hub) il nuovo singolo dei RIDILLO, uscito ieri, per continuare a celebrare i #30annisuonati della storica funky band italiana. Una festa che, il 2 agosto, farà tappa all’Arena Bike-In di Mantova, per un concerto-evento che ripercorrerà i successi della band: 900 concerti, 112 canzoni registrate, 38 singoli, 8 album e 5 greatest hit. Info e biglietti https://www.mailticket.it/manifestazione-event-extra/XW30/i-ridillo

“Star in this party” è un altro tassello musicale nel fantastico mondo dei Ridillo, una specie di sogno musicale vintage à la Earth Wind & Fire/Delfonics, sontuosamente arrangiato e cantato in un languido falsetto. Un altro stile del funky, una ballad slow tempo, positiva e fiduciosa “se non ti senti a posto sei lo stesso una star in this party, anche se ti piace star in disparte”.

«Questo singolo è per tutti quelli che almeno una volta nella vita si sono sentiti fuori posto, inadeguati, trasparenti spiega Daniele Bengi Benatio che trasparenti avrebbero voluto essere in un momento sociale in cui spesso ci si deve adeguare a dei cliché. Per chi si sente offuscato dalle luci della festa ma, anche se non lo sa, è una stella che scintilla. Insomma, star in disparte. E star bene comunque».

Il video (qui sotto) racconta la sensazione di sentirsi fuori posto a volte, uno stato d’animo lontano dalla finta perfezione della vite raccontate sui social o dal divertimento costruito a tutti i costi.

Il ritorno dei Sottotono

Li abbiamo aspettati per vent’anni, finalmente sono tornati e l’hanno fatto in grande stile, il loro stile.

Sono Tormento e Fish, ovvero i Sottotono. È uscito infatti oggi il loro nuovo singolo dal titolo Mastroianni che precede l’album Originali del quale però non si conosce la data di pubblicazione. So solo che l’edizione limitata a 100 copie numerate e autografate del vinile, in preordine qualche giorno fa, ha registrato in pochi minuti il tutto esaurito.

Qui sotto il videoclip di Mastroianni, brano incluso sicuramente nella scaletta della prossima puntata di So Tuto Un Groove, la mia trasmissione del lunedì sera su Veneto Radio.

Nothing But Something

Da un po’ di tempo ho deciso di lasciare da parte le mie canzoni in dialetto veneziano, quelle sotto lo pseudonimo Zio Manny, per dedicarmi a cose musicalmente più serie. Ho già qualcosa “in cantiere”, ma nel frattempo sto raccogliendo alcune mie produzioni lasciate in sospeso negli anni scorsi. Ho già pubblicato su Bandcamp l’album (acquistabile in digitale a solo 1 Euro) Rap Beats and Other Grooves Vol. 1, che venerdì 16 aprile uscirà su tutte le piattaforme come Spotify e Apple Music. Seguirà più avanti anche il Vol. 2.

Nothing But Something è un beat estratto dall’album, del quale vi metto qui sotto il video caricato oggi sul canale YouTube di Sepa Records, la mia etichetta discografica.

Cos’è il “groove”?

Sono appena alla seconda puntata della mia trasmissione radiofonica “So tuto un groove”, ma già in molti mi hanno chiesto cosa significhi la parola groove.
Letteralmente, traducendo dall’inglese, significa solco; ma nello specifico, in campo musicale, significa un qualcosa che io, appassionato di musica da quando son nato, ho sempre “capito” ma che non saprei come spiegarlo a chi non lo sa. Per farlo, quindi, vi copio qui di seguito, la spiegazione tratta da Wikipedia.

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La parola inglese groove indica una serie ritmica che si ripete ciclicamente, generalmente ogni battuta. È un termine popolare, in uso già dagli anni sessanta. La sua traduzione letterale è solco, scanalatura e in ambito musicale indica il solco dei dischi in vinile; esiste tuttavia anche il verbo inglese to groove, in uso dagli anni sessanta con il significato di divertirsi intensamente. Si può considerare l’equivalente di quello che in campo melodico è definito riff.

Il termine “groove” è molto usato nella black music e nei suoi derivati e lo si usa anche per definire un certo portamento del ritmo tipico di taluni generi come per esempio funk e Rhythm and blues (dove si parla spesso di ritmi shuffle). Più nello specifico, per groove si intende l’espressione che dà il corpo nel ballo, spinto dal soul di quella musica. Si differenzia da quello che nel jazz è definito swing soprattutto per un’indicazione più marcata di ripetitività. Caratteristica comune a entrambi i concetti è la possibilità di inserire minime variazioni all’interno della sequenza ritmica.

Gli Earth, Wind & Fire, famoso gruppo musicale disco, usarono il verbo nella celebre canzone Let’s Groove del 1981, con il significato di “divertirsi (ballando)”.

È entrato nel gergo comune il modo di dire “ha un bel groove”, intendendo una musica o un musicista in grado di creare una potente empatia con l’ascoltatore tramite il solo linguaggio ritmico. Un’espressione gergale assimilabile in uso negli ambienti musicali può essere “ha un bel tiro”.

Il termine è stato utilizzato successivamente dalla cantante pop Madonna nel testo del suo singolo di successo Into the Groove, parte della colonna sonora del film Cercasi Susan disperatamente del 1985, giocando sull’ambiguità di significato della parola intesa come “solco” e “impulso ritmico”.

Nella musica heavy metal, il termine groove, a partire dai primi anni ‘90, viene utilizzato per indicare un sottogenere, appunto groove metal, in cui si da particolare enfasi ritmica grazie a riff di chitarra più lenti e sincopati rispetto a quelli del thrash metal da cui deriva.

Oggi ascolto T.I.

Netflix.
RAPture.
Ho appena finito di guardare il terzo episodio, nel quale si parla di T.I. e del razzismo. Sono allucinato e schifato per come son stati trattati i neri nella storia dell’America (e non) e come son considerati ancora oggi, che se non sei nero o non guardi un documentario del genere non te ne rendi conto.
Ancora oggi, 2018, duemiladiciottodopoCristo!, puoi essere l’ultimo degli homeless o il primo dei miliardari, che se sei nero e vivi in America rischi di incontrare un poliziotto bianco che ti ferma e, senza motivo, mette fine alla tua vita o, nel migliore dei casi, ti devasta di bastonate. Tutto questo è assurdo e non dovrebbe essere mai successo, ma accade ancora oggi.

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